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C’è guadino e guadino…

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C&R ovvero Catch & Release, concetto di larga diffusione entrato prepotentemente da qualche anno nel linguaggio dei pescatori ricreativi. Mio nonno non sapeva nemmeno cos’era e, al massimo, lo avrebbe convertito nel ferrarese “ciapa e mola” ovvero “prendi e molla”, ma non gli passava nemmeno per l’anticamera del cervello di rilasciare quello che catturava, la cosa sarebbe equivalsa a saltare la cena.

Negli anni dell’immediato dopo guerra e fino alla fine degli anni ‘70, quando si recava quasi quotidianamente in Po e nei canali di bonifica con le canne di bambù o con il bilancino, il pesce era l’unico modo di incamerare proteine e mettere qualcosa in tavola che non fosse polenta o pane e cipolla. Poi le cose in tavola sono cambiate, per fortuna, mentre in Po e nei canali di bonifica le cose sono peggiorate, purtroppo. Mangiare oggi un pesce catturato in Po sarebbe salutare come fare un aerosol attaccando la mascherina allo scarico di uno Scania a 3 assi. Tornando al C&R risulta strano e un po’ inquietante constatare che ancora oggi molti pescatori non sanno esattamente cosa significa, limitando il tutto al gesto di rilasciare il pesce dopo la cattura, cosa profondamente sbagliata in quanto tutto il concetto parte dal momento in cui al pesce si pianta un amo in bocca, passando alla fase del combattimento, al guadino, alla nassa, all’eventuale fotografia e, finalmente, al rilascio. DSC_2508-680x1024Se solo uno di questi step non viene eseguito con un minimo di cognizione di causa il rischio di arrecare danni al pesce diventa elevatissimo ed il rilascio, per assurdo, sarebbe un inutile prolungamento delle sofferenze del pesce. Ami sproporzionati, combattimenti troppo lunghi per attrezzatura sotto dimensionata, nasse piccole e anguste, mani non bagnate, stracci usati per bloccare il pesce, guadini inadeguati, prede poggiate per terra, si vede un po’ di tutto in giro per le sponde e se per noi un po’ di muco sulle mani o una paio di scaglie nel guadino sono poco più di un disturbo, per il pesce può voler dire la morte. Parlare di tutto sarebbe lungo e magari per qualcuno noioso, meglio affrontare un argomento alla volta, oggi parliamo dei guadini. In UK, che nella salvaguardia di ambiente e pesci è avanti una cinquantina d’anni rispetto alla povera Italia, esistono enti preposti che certificano la bontà dei prodotti, delle esche e delle pasture impiegate per la pesca, in molte delle fishieries inglesi se il vostro guadino e la vostra nassa non sono fish friendly o safety fish manco vi fanno entrare. Tornando sul guadino la scelta del pescatore consapevole deve essere fatta tenendo conto del materiale di costruzione, delle caratteristiche rispetto allo spot affrontato e delle dimensioni rispetto alle prede in target. Il materiale, quasi superfluo dirlo, deve essere extra morbido con trama in materiale ad asciugatura rapida, così non facciamo incazzare la moglie che sale in macchina e sente odore di pesce marcio. Riveste particolare importanza proprio la grandezza delle maglie, più o meno grandi a seconda dell’uso che ne facciamo, e soprattutto con la trama stampata e non annodata. E’ dura nel 2014 vedere ancora in commercio reti in nylon annodato che sono dei perfetti “squamatori” quando il pesce vi si dibatte dentro. Per sicurezza normalmente si usano reti a maglia fitta, magari con il fondo a lavorazione più stretta rispetto alla parte alta, quando si parla di bianco o pesca in acqua ferma, trama molto più larga in corrente e verso pesci di taglia più importante. Attenzione anche alle dimensioni, inutile andare a cavedani con uno specialist da 30’’ e addirittura controproducente usare un 20’’ andando a carpe. Ricordo perfettamente un episodio in Adigetto qualche anno fa. Ero andato in sessione corta, mordi e fuggi, per testare una feeder rod appena consegnata. Al secondo pesce, in un canale largo poco più di 10 mt, era arrivata una lunga carpa stimata, ad occhio, over 8 Kg. Avevo provato a guadinarla due volte, senza successo visto il guadino molto piccolo, prima che arrivasse inevitabile la rottura del terminale. In questo senso Korum offre una gamma completa per ogni esigenza, tutta caratterizzata da un’altissima qualità costruttiva e ovviamente con rete safety fish, vediamo alcuni fra i modelli disponibili:

DSC_2503SPECIMEN NET & HANDLE: Classico guadino a profilo triangolare molto robusto con stecche richiudibili per facilitare il trasporto. Disponibile in due misure il 36’’ (circa 90 cm) che uso con soddisfazione in Po per barbi e carpe, e il 42’’ (circa 106 cm) per l’uso esclusivo verso grandi prede o predatori. La trama della rete, rinforzata intorno alle stecche, è perfetta per l’uso in corrente senza subire il fastidioso effetto vela e per impedire che i raggi rostrati di carpe e barbi vadano a impigliarsi nella rete stessa rendendo difficoltoso il rilascio. Lo Specimen viene fornito con un palo rigido monopezzo in carbonio da 1.8 mt fornito dell’attacco a V per le stecche.

FOLDING SPOON NET: Guadino ovale dotato di un esclusivo sistema a chiusura collassabile con cerniera rinforzata che permette il facile trasporto e il montaggio veloce. Ideale per il pescatore che ottimizza gli spazi e che ama spostarsi durante la sessione. E’ dotato di custodia in nylon ed è disponibile in 3 misure: il 22’’ ottimo per il bianco di taglia, il 26’’ per la pesca specialistica in lago e fiume, il 30’’ per il carp fishing marginale.

FOLDING TRIANGLE NET: Nuovo per il 2015 nasce con lo stesso sistema di chiusura del Folding, il guadino collassa su se stesso riducendo al massimo l’ingombro per un pratico trasporto. Dotato di custodia in nylon è disponibile in due misure: 24’’ per cave e laghi, 28’’ per fiumi e prede extra size.

Tutti i guadini Korum sono a rapida asciugatura, con la rete stampata, struttura in alluminio robusto e leggero, e sono compatibili con tutti i manici Korum. Personalmente, non sapendo cosa può capitare durante una giornata di pesca e visto l’ingombro ridotto dei guadini descritti, parto sempre con due bocche, una rivolta al pesce che mi prefiggo di trovare, e un’altra per le eventuali “sorprese”…non si sa mai…

Sergio Farina

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