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Nylon, zavorre & C.

I NYLON

Nel campo delle lenze madri si sono sviluppate diverse scuole di pensiero che vedono contrapposte le schiere pro nylon e i tifosi sfegatati di trecce & C. Per come la vedo usare il trecciato nel Po Fishing è, come direbbe Fantozzi, una “cagata pazzesca”. Vediamo di argomentare:

Il vantaggio maggiore di un multifibra è la totale assenza di elasticità. L’estrema rigidità consente di evidenziare in modo rapido una partenza o una mangiata con l’esca posizionata a grande distanza. In questi casi il trecciato può avere un senso. Nel Po la pesca a barbi e carpe non si svolge mai a distanze siderali, la corrente impedisce una corretta azione di pesca e un posizionamento efficiente delle esche a distanze superiori ai 35/40 metri, con la fascia di maggiore resa che si attesta più vicino a riva. A queste distanze anche un elastico evidenzierebbe bene una partenza considerando che l’approccio di una carpa o di un barbo in corrente è la cosa più lontana dal concetto di “delicato” e “guardingo” che possiamo immaginare. Altra cosa fondamentale è la possibilità, nemmeno tanto remota, d’incagli. Se incagliamo con il nylon, la rottura avviene nel 99% dei casi sul nodo di giunzione fra lenza madre e girella, il che si traduce nella perdita del terminale con nessun danno per il prosieguo della sessione. Se l’incaglio avviene con il mulinello caricato con un braided da 30 lb la rottura non si sa in quale punto avviene. Fermo restando che rompere un trecciato dimensionato può diventare impresa ardua, il rischio concreto è quello di lasciare sullo spot svariati metri dello stesso, con inevitabile sputtanamento della zona per noi e per quelli che seguiranno. Se proprio non potete fare a meno di sentire il tipico fischio negli anelli quando recuperate, fatelo solo se siete certissimi che il fondale che avete davanti è liscio come il sedere di un neonato. Il nylon è sempre la soluzione preferibile in questi contesti anche perché, a fronte di un diametro che può sembrare eccessivo per avere carichi di rottura di sicurezza, l’uso dello stesso avviene in acque dove la trasparenza e il colore delle stesse non obbligano ad usare tanti artifizi per “nascondere” la lenza, senza contare che un nylon soffre meno l’abrasione.

Se preferiamo un multistrato, cioè un nylon con diverse “anime” sovrapposte, ci assicurano una buona rigidità (allungamento nell’ordine del 10%- 12%), un’ottima resistenza all’abrasione, carichi di rottura elevati, alta resistenza al nodo, lunga vita e costi assolutamente accessibili. Non dimentichiamo, per chiudere i vantaggi di un multistrato, che a fronte di una rigidità accentuata questi mantengono comunque un minimo di elasticità che torna molto utile specie nelle fasi finali di un combattimento, quando il pesce è vicino al guadino, in modo da non lasciare tutto il “peso” dell’ammortizzazione delle ultime testate e fughe alla sola canna. I diametri impiegabili con profitto dipendono da quanto siete “masochisti”. Accorciare i combattimenti è di vitale importanza, questo senza sacrificare troppo al divertimento salvaguardando nello stesso tempo il pesce. Direi quindi diametri dallo 0,30 allo 0,35 in relazione al tipo di zavorra e di terminale che vogliamo e dobbiamo usare, con lo 0,28 che diventa il confine sotto il quale è vivamente sconsigliato spingersi.

Per allungare la vita della nostra madre lenza, è opportuna tagliare l’ultimo mezzo metro di lenza prima di ogni sessione, cioè il tratto che per effetto della zavorra è soggetto a maggior usura. Anche se adeguatamente protetti con tubicini di silicone e safety clip, gli ultimi cm sono quelli che subiscono più stress ed è meglio non correre rischi. Durante la sessione o dopo un pesce di mole controllate lo stato della lenza a ridosso del nodo, alle volte ci sono piccole imperfezioni che è meglio eliminare, tanto si tratta di rifare un nodo, durante il combattimento il movimento a “pendolo” della zavorra montata in deriva sottopone l’ultimo tratto della lenza a notevole affaticamento, si sa mai che capiti di agganciare due over 10 di fila.

LE ZAVORRE

Che si scelga il potere attirante di un feeder o un semplice piombo il primo dubbio che può cogliere il neofita è “montaggio bolt o in line?”

Il montaggio in deriva ha dalla sua l’estrema praticità nel caso si volesse o si dovesse cambiare il feeder, oppure per variare in velocità peso e forma del piombo. Di contro durante il combattimento la zavorra montata in deriva ha il brutto vizio di ballonzolare con l’effetto pendolo che può favorire la slamatura del pesce, inoltre una zavorra bolt  ha più possibilità di trovare incagli di vario genere sul fondale. Il montaggio in line è meno pratico, cambiare la zavorra vuol dire rifare il nodo, non ha bisogno di safety clip per essere applicata alla lenza madre, è più preciso nel lancio e sobbalza molto meno durante il combattimento. Per concludere la montatura in deriva ha una marcata propensione ad ingarbugliarsi in fase di lancio specie con terminali lunghi. Viste le caratteristiche delle due opzioni la scelta sembrerebbe portare senza indecisioni verso una zavorra in line…niente di più sbagliato. Il motivo? Semplice, solo una zavorra montata in deriva può assicurare la stabilità necessaria per pescare nelle correnti e nelle profondità del basso corso del Po.

Block end

I feeders di uso maggiore per la pesca ai grandi ciprinidi del Po sono i block end. La piastra di piombo può essere esterna al corpo di plastica o affogata nello stesso, in entrambi i casi valutiamo bene soprattutto la qualità dell’attacco. Sono pensati per contenere sfarinati e larve, i fori sono disegnati per ottenere uno svuotamento ottimale, sulla velocità di scarico si può intervenire in vari modi, con la bagnatura dello sfarinato e con la proporzione fra lo stesso e le larve, oppure nastrando il feeder andando a coprire i buchi centrali, utile soprattutto quando si caricano solo larve. Difficilmente uso i bigattini come richiamo, se non in qualche sessione invernale, ma il block end può comportarsi egregiamente anche caricando micro pellet da 3mm oppure altro genere di arricchimenti inerti.

Open End

È identico al fratello “chiuso” solo che non ha il coperchio inferiore e superiore. Può essere caricato con qualsiasi esca, anche con dei soli pellet ammollati, teniamo presente che in ogni caso lo svuotamento sarà più veloce, utile soprattutto a inizio sessione quando si eseguono lanci ravvicinati per fare un minimo di fondo. Sul mercato sono reperibili prodotti con grammature idonee ad affrontare il Po. Se non li trovate potete modificare un blok end andando a togliere il coperchio superiore e tagliando con una forbice il fondo del feeder seguendo la linea immaginaria che unisce i fori inferiori.

Cage Feeder

L’uso della “gabbia” è normalmente associato ad altre situazioni di pesca, molto differenti da quelle che stiamo analizzando, però un cage feeder di dimensione adatta può trovare terreno fertile anche in Po. L’eccessiva velocità di svuotamento può essere controllata con l’uso d’impasti molto tenaci, tipo i method mix, o con una bagnatura mirata e integrata da farine neutre leganti. Anche un incollaggio di bigattini e ghiaia può essere utile, se non devastante, specie nelle stagioni dove blicche e breme non disturbano l’attività di altro genere di pesce ben più ambito. Il cage inoltre consente l’uso veloce ed efficiente di granaglie, pellets e boiles passati prima, anche in modo grossolano, dentro un bait cruscher, andando a rimpiazzare soluzioni meno pratiche quali stringer, retine e sacchetti in PVA.

I piombi

La scelta del piombo deve essere pensata e “pesata” per rendere la nostra montatura equilibrata ed efficiente. Sul mercato troviamo le più svariate forme, ognuna di queste è studiata per assolvere specifiche funzioni e serve per adattarsi alle caratteristiche dello spot. I piombi con un profilo a tre lati, grazie all’effetto “acqua planing”, hanno la caratteristica di emergere subito in superficie durante il recupero, onde evitare gli ostacoli sul fondo. Il profilo ampio e piatto, inoltre, regala un’ottima stabilità in correnti importanti. Le zavorre munite di protuberanze sul corpo sono vincenti quando il fondale è di sabbia o argilla, magari in pendenza o in acque particolarmente turbolente, dove cioè abbiamo bisogno di più grip. Il foro centrale consente un agevole scarico delle turbolenze a tutto vantaggio della stabilità. I profili con sei lati sono estremamente aerodinamici con buona resistenza al rollio, sono anche piuttosto “discreti” nell’impatto in acqua, fondamentale in spot piccoli e con pesci sospettosi. Infine i piombi con profilo tarchiato e piatto sono gli “all round” per eccellenza, unendo stabilità, buona capacità di lancio e ottimo potere auto ferrante.

Gli attacchi

Una zavorra può essere collegata semplicemente passando la girella nella lenza madre. Pratico ma poco efficiente, il metallo della girella nel breve e medio termine provoca il deterioramento del nylon. E se dobbiamo cambiare tipo e peso della zavorra c’è sempre un nodo da rifare. Possiamo optare per un attacco munito di barilotto e moschettone, la plastica del barilotto è meno “invasiva” della girella ma tutto l’insieme è pensato per zavorre dal peso molto più contenuto di quelli necessari in Po che normalmente vanno dai 100 ai 200 grammi. Trovarsi il moschettone aperto è più frequente di quello che si può pensare. Stesso discorso per i tubicini con attacco incorporato o i distanziatori di plastica, hanno un minimo di azione antitangle ma sono assolutamente troppo fragili perché sopportino certe moli di lavoro. L’unica vera valida alternativa e costituita dalle safety clip di derivazione carpista. Questi attacchi sono robusti, la gomma non rovina la lenza madre, la zavorra può essere cambiata velocemente e soprattutto, in caso d’incaglio, si perde la zavorra ma si hanno buone possibilità di concludere positivamente il combattimento. Fra i prodotti proposti dal mercato, proprio per i pesi che andiamo a usare, preferiamo quelli con la parte di ritenzione in metallo.

Prossima puntata – “shock adsorber e shock leader”

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