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Power Gum & Shock Adsorber

Power Gum & Shock Adsorber

 

“Nelle scorse puntate abbiamo parlato di canne con determinate caratteristiche e di nylon e multistrato con spiccata propensione a un’estrema rigidità o se vogliamo a una ridotta elasticità. Per le canne ricordiamo che una cima Avon da 1.75 lb, seppur ad azione parabolico – progressiva, non è certamente famosa per essere particolarmente docile nella curva, dove la stessa ha bisogno di sollecitazioni importanti per reagire. Prossimamente parleremo anche delle montature in generale e dei terminali in particolare.

Anticipo che mi piace usare, per ragioni che spiegherò, trecciati di portata fra le 15 e le 25 lb per legare gli ami. Si può tranquillamente affermare che il complesso canna/lenza madre/terminale non è proprio la cosa più perdonante che possiamo usare, possiamo godere di altri innegabili vantaggi ma rimane comunque un sistema che lascia poco spazio ad errori sia in fase di combattimento che in fase di guadinata, e questo a prescindere dal come avremo settato la frizione del mulinello. Se sulla ferrata (o meglio sul movimento che ha come scopo quello di prendere contatto con il pesce già allamato) possiamo contare su un certo tratto di nylon in acqua e quindi su di un minimo di elasticità, la stessa cosa non si può dire quando il combattimento volge alla fine e il pesce si trova vicino a riva, con pochissimo nylon in bando e la canna che probabilmente ha assunto un’angolazione troppo chiusa per poter contare sulla curva del grezzo e sulla sua capacità di assorbire reazioni improvvise del pesce. Se nel caso di carpe e siluri la fase finale del combattimento ci consegna un pesce per lo più già domo non si può dire la stessa cosa per un barbo di taglia il quale non è nuovo a ripartenze improvvise e scatti violenti anche quando sembra ormai vinto vicino le maglie del guadino. E’ questo il momento più pericoloso, uno sbaglio, anche lieve, magari dettato dalla fretta, e la nostra preda ci saluta per una slamata o una rottura, per quanto quest’ultima sia una po’ insolita visti i diametri di lenza che adoperiamo.

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Ecco che, almeno secondo il mio parere, è indispensabile munirsi di un sistema per assorbire tensioni e scarti improvvisi, uno shock adsorber per prepararci alla fregatura dell’anno se non della vita, prima di usare questi sistemi mi sono visto sbriciolare dello 0,28 come se fosse un filo di seta, ancora prima di avere il tempo di dire “bao”. Possiamo usare un semplice spezzone pronto di quelli che normalmente si usano per la pesca alle palamite che, con le dovute proporzioni, hanno una difesa mai doma molto simile a quella del barbo. Sono tratti in gomma muniti di girelle e moschettoni, di lunghezza e diametro variabili, che assolvono egregiamente i compiti di cui sopra e, otre tutto, fungono anche da efficace antitangle. Diametri da 1,5 o 2 mm lunghi 20/25 cm sono più che sufficienti a garantirci la necessaria sicurezza. Possiamo anche costruirli da noi, adattandoli alle nostre esigenze, usando un materiale nato per tutti altri scopi: il power gum. Vediamo come fare, vi assicuro che è talmente semplice da poter essere assemblato direttamente sul luogo di pesca. Serve veramente poco: uno spezzone di circa 40 cm di power gum da 12 o 14 lb (Fox Predator-ESP-Fishcom), due conetti di gomma, due girelle di misura adatta ad incastrarsi nei conetti, una delle quali con profilo diamond. Infiliamo il capo di Power Gum doppiato nella girella “diamond” e facciamo una brillatura per tutta la lunghezza dello stesso Power Gum. Chiudiamo la brillatura con un nodo a 8. Infiliamo i due coni sulla brillatura in modo contrapposto, infiliamo la 2^ girella sotto il primo nodo a 8 e chiudiamola in un altro nodo sempre a 8 per poi stringere con cura e portare il secondo nodo a ridosso del primo che così fungerà da stop. Tagliamo i baffi in eccesso lasciando un paio di mm di agio e chiudiamo con i due coni le due girelle. La girella diamond serve per individuare su quale delle due legare il terminale, meglio lasciare i due nodi nella parte alta dove si attaccherà la lenza madre, inoltre il profilo a diamante assicura la massima stabilità del terminale che anche sotto forti sollecitazioni non avrà la tendenza a spostarsi sull’occhio della girella. Tutto molto semplice e con un effetto antitangle non trascurabile.

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Alcuni sostengono che tale escamotage sia del tutto inutile, può darsi ma se la cosa mi fa sentire meglio e mi fa pescare in maggior sicurezza perché non usarlo?

Unico consiglio conservate gli spezzoni di Power Gum così costruiti in luogo buio e asciutto e controllate periodicamente (io lo faccio prima di ogni pescata) lo stato della brillatura e dei nodi, basta spostare i coni, e ci si mettono pochi secondi. La lunghezza di tale spezzone è meglio non superi i 15/20 cm, per un effetto antigroviglio più marcato a montatura stesa il tratto brillato deve essere più lungo di almeno quattro dita rispetto alla zavorra, quindi spezzoni più lunghi con i feeders e più corti con i piombi. Con una brillatura più o meno “stretta” si può regolare l’elasticità dello spezzone fermo restando che diverse marche di Power Gum, a parità di libbraggio, hanno diversi livelli di elasticità. Ricordatevi anche di non usare termorestringenti per bloccare i nodi, il power gum e il caldo vanno d’accordo come un cane e un gatto. In alternativa, per stabilizzare il tratto finale della lenza, possiamo affidarci a degli spezzoni di lead core. Se non volete comprare i terminali già assemblati questo è il procedimento. Serve anche qui poco materiale: uno spezzone di lead core da 25 lb, un ago flessibile dedicato, una ago da innesco, una safety clip, una girella con moschettone, due coni di gomma, una girella doppia o tripla. Il lead core è un filo intrecciato con un’anima in piombo.

Si estrae una dozzina di cm di filo interno di piombo e si rimuove con una forbice.
S’infila l’ago da lead core nel punto in cui abbiamo reciso il filo interno e si percorre internamente al filo per circa 5 cm e si esce per andare ad “agganciare” l’estremità finale.
Una volta fatta questa operazione, si ritrae l’ago portando il capo del filo all’interno del tracciato stesso fino a formare un’asolina all’estremità.
Una volta estratto l’ago, si rifila con le forbici l’eccedenza e per maggior sicurezza si punta con un goccio ci colla ciano-acrilica. Si ripete la stessa operazione dall’altro capo. A seguire s’inserisce la safety clip e si conclude la montatura agganciando un cono e uno spezzone di silicone dalla parte dove andrà collegato il terminale ed un altro cono di gomma a protezione del moschettone della clip.
Il bracciolo concluso avrà una lunghezza totale compresa tra i 50 e i 110 cm a seconda del bisogno.

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La montatura, una volta eseguita, ha il pregio di irrigidire il tratto finale della lenza fornendo nel contempo un’ottima protezione della zona che porta la zavorra soprattutto in presenza di un fondale particolarmente accidentato. E’ una soluzione che io adotto raramente in quanto cerco di privilegiare proprio la morbidezza del basso lenza, libera così di seguire i capricci della corrente come farebbe un’esca naturale, ciò non toglie che, oltre ad essere una valida alternativa, può trovare i vantaggi maggiori proprio in determinate situazioni.”

Sergio Farina

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